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Elena Mazzelli, educatrice professionale e pedagogista che collabora con Eortè, ci parla di sostegno alle neomamme e alla genitorialità.

 

Una delle caratteristiche distintive di Focus 06, un progetto selezionato da Con i bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, è quella di intercettare le energie e le competenze del territorio. Si inserisce in questa pratica, il coinvolgimento della cooperativa sociale Eortè per quanto riguarda le attività nei Centri Bambini e Famiglie di Soliera, Campogalliano e Novi di Modena. Ne parliamo con la pedagogista Elena Mazzelli.

Qual è la filosofia che spinge Eortè a collaborare attivamente a questi progetti?

È in linea con quello che facciamo da quando siamo nati, nel 2010. La missione di Eortè è quella di contribuire alla costruzione di una società conviviale autonoma ed economa, basata sull’accoglienza e la relazione. La cura del bambino nei primi sei anni di vita passa in gran parte dal benessere del suo habitat familiare, affettivo, relazionale. L’avvio dei Centri Bambini e Famiglie negli ultimi anni ha messo a disposizione spazi adeguati al gioco dei bambini da 0 a 6 anni. per spazio adeguato intendo luoghi accoglienti per i bambini e i suoi adulti di riferimento: la mamma, il papà, la babysitter, il nonno, la nonna, etc. Sono spazi frequentati da tutte le categorie di caregivers. Con la presenza di un'educatrice (o educatore) che ha un compito diverso da quello che svolge un'educatrice del nido o della scuola materna. Il suo compito è infatti quello di agevolare il gioco fra il bambino e l'adulto. Non solo, anche di aiutare l'adulto a 'leggere' il gioco del bambino, a ‘leggere’ le sue competenze al gioco, perché spesso noi, tutti presi dalla frenesia della vita quotidiana, non ci rendiamo conto di quante competenze i bambini, anche molto piccoli, mettano in campo quando si tratta di giocare. I bambini giocano molto seriamente. È bene che un adulto sia in grado di cogliere in modo compiuto le capacità del bambino, i suoi progressi, tutti i messaggi che tentano di coinvolgere l'adulto nei giochi. Questa presenza professionale all'interno del Centro Bambini e Famiglie è un valore aggiunto. Una figura che ha ovviamente anche il compito di proporre attività, in una fase di costruzione di un certo tipo di gioco. Sento molto questo esserci per la coppia adulto-bambino, e non solo per quest'ultimo.

I genitori riescono a lasciarsi andare, a staccare dal loro quotidiano?

Non sempre e non tutti. A volte capita anche che venga un gruppetto di mamme che si conoscono e che si mettono d'accordo per lasciare lì il bambino e magari chiacchierare fra di loro. Va bene anche questo. Il fatto che i genitori (o chi per loro) si possano incontrare e confrontare, questo è già di per sé un valore. Possono sentirsi sicuri di lasciar giocare i bambini in tranquillità, perché lo spazio è adeguato, sicuro e stimolante. Anche questa è una funzione dei Centri Bambini e Famiglie. Voglio dire che i tre centri in cui operiamo dispongono anche di ampi e piacevoli spazi esterni, che sono importanti. Perché permettono di costruire anche nuove dinamiche, rispetto al bambino che sperimenta: magari può anche sporcarsi, ma senza pericoli.

Qual è la fascia di età dove si sono fatti passi in avanti maggiori in termini di spazi adatti alla relazione creativa?

Forse proprio quella dei bimbi più piccoli, da 0 a 3 anni. In questi anni si registra un investimento importante nei primissimi anni di vita del bambino. Credo che il sostegno alla genitorialità sia il punto di partenza per cominciare a lavorare sui bambini, perché se lavori bene sui e con i genitori, hai già fatto un bel pezzo. Da un certo punto di vista è anche meglio che i genitori siano più consapevoli.

Un’ulteriore novità è rappresentata dagli Spazi Mamme?

Sì, a Soliera, per esempio, si è creato un bel gruppo di mamme, con i bambini ancora allattanti. C'è un confronto proficuo. Sono spazi importantissimi perché è quel momento della vita in cui diventi madre e ti cambia la vita. Che tu abbia o meno persone e parenti vicine, vivi un'esperienza che ti porta in una dimensione sconosciuta. Il fatto di trovarsi insieme ad altre mamme che vivono lo stesso tipo di esperienza, con modalità anche diverse, ti offre la possibilità di un confronto che ti fa sentire meno sola. Nello Spazio Mamme, come lo intendiamo noi, c'è un sostegno alla mamma che fa un po' fatica a 'leggere' i segnali. Per esempio, lei può lamentarsi e dire: "piange sempre". Ok, proviamo allora a capire come ti senti tu quando il bimbo piange, a dare qualche significato, a trovare con calma risposte adeguate. Man mano che le mamme srotolano il loro racconto, escono anche tante possibili 'soluzioni'. Io farei anche un Spazio Papà, se si potesse. È utile avere luoghi in cui puoi incontrare, confrontarti e, perché no, anche sfogarti, a volte. Oppure parlare anche di altro: perfino di Brad Pitt...

Nello Spazio Mamme vengono proposte attività molto specifiche e innovative: per esempio, il baby shiatsu? Di che si tratta?

È una pratica un po' diversa dal massaggio infantile che mette in gioco il tocco, il movimento, lo sguardo. Consente alle mamme di toccare il bambino vestito.

E rispetto al periodo della gravidanza?

Ecco, sono convinta che bisognerebbe coinvolgere le future mamme. All'inizio della gravidanza, pensare al momento del parto può creare un po' di ansia. Credo sia molto importante che le donne in dolce attesa sappiano che ci sono possibilità di vedersi e incontrarsi anche dopo il parto. Di imparare e di confrontarsi. Nella mia esperienza ormai decennale, so che le mamme devono conoscere queste opportunità già quando sono in cinta, perché dopo la nascita si entra in una tale centrifuga che fai fatica anche a pensare di organizzarti.

Elena, da quanto tempo sei in questo settore?

Come consulente allattamento una decina di anni. Ho conseguito inoltre un master in "Gestione e sviluppo delle risorse emotive". Con Eortè collaboro dal 2014. La perinatalità è un argomento che m'interessa da sempre. Al social market “Il pane e le rose” di Soliera avviammo una sperimentazione che chiamammo "Il giardino delle mamme": uno spazio a cadenza quindicinale, con in più una serie di incontri rivolti al benessere e la salute del bambino. Io credo che ai genitori bisogna dare ascolto, sostegno e informazioni corrette, e non delle interpretazioni o dei consigli: c'è un importante lavoro da fare sulla costruzione della fiducia in loro stessi.

Capofila del progetto

ACEG - Istituto Sacro Cuore
C.so M. Fanti, 89
41012 Carpi (Modena)
Tel: 059.688124
Mail: sacrocuorecarpi@tiscali.it
CF 81000250365

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