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Paola Sacchetti è la responsabile del coordinamento pedagogico per l’Unione delle Terre d’Argine. Può pertanto offrire, rispetto alla drammatica esperienza della pandemia, il punto di vista di chi opera dentro un ente pubblico.

“Fortunatamente, con la ripresa dell’anno scolastico (settembre 2020), la fascia dei bambini dagli 0 ai 6 è stata quella che ha potuto usufruire più a lungo della scuola in presenza. Ha subito una chiusura limitata nel tempo, comunque più breve rispetto alle altre fasce d’età. Inoltre già a partire dal mese di giugno 2020, i bambini hanno ricominciato l’attività in presenza con i centri estivi. Purtroppo, in queste settimane (ndr. marzo 2021), l’entrata in zona rossa ci ha costretto a chiudere di nuovo.

Quali le ripercussioni sui bambini per la mancata socializzazione?

Francamente di grandi conseguenze riguardo alla socialità dei bambini da 0 a 6 anni non mi sento di rilevarle. A settembre, al rientro a scuola, avevamo qualche preoccupazione, anche alla luce dell'organizzazione molto rigida rispetto agli anni precedenti: sezioni bolla, nessun contatto tra una sezione e l'altra, spazi delimitati fisicamente, genitori che non potevano entrare ma dovevano fermarsi all'ingresso esterno. Insomma, modalità molto diverse di quelle che eravamo abituati a mettere in campo. Ma i bambini hanno assorbito tutto in modo naturale. In più, in questi ultimi mesi abbiamo registrato un benessere evidente, dal punto di vista della salute.

In che senso?

Non abbiamo mai registrato una frequenza così alta di bambini e insegnanti, come in questo anno. Fino a Natale non abbiamo avuto quasi mai un'assenza. Bimbi sanissimi: nessun raffreddore, nessuna tosse. A partire da fine gennaio, invece, si è verificata qualche chiusura temporanea dovuta a positività isolate di un bambino oppure di qualche genitore. Ma in generale abbiamo riscontrato un grado di resilienza importante. I bambini hanno fatto pochissima fatica a reinserirsi. Anche i nuovi iscritti hanno avuto un ambientamento piuttosto tranquillo. Le ripercussioni per la ridotta socializzazione è stata quindi relativa. Ovviamente speriamo che dopo Pasqua si riparta.

Tornando al lockdown del 2020, in quanto tempo le scuole sono riuscite a impostare una sorta di didattica a distanza efficace?

Le modalità di contatto sono state un po' a geometrie variabili. All'inizio c'è stato un po' di disorientamento. La differenza l'ha fatta soprattutto la competenza delle singole insegnanti nella gestione della tecnologia. Nel giro di un mese, per quanto riguarda il personale comunale, siamo andati a regime. Da fine marzo in poi i contatti sono stati abbastanza regolari. Ma da subito siamo partiti con un po' di formazione sull'utilizzo degli strumenti di Google.

Si può parlare di Didattica a distanza con bambini così piccoli?

Non è certo la Dad che s'immagina per le scuole dell'obbligo, ma le scuole si sono organizzate assicurando contatti di due/tre volte a settimana, a seconda anche dell'età dei bambini. Sono stati inviati suggerimenti per fare esperienze in casa o all'aperto, insieme ai genitori. Ovviamente anche racconti, narrazioni serali, proposte ludiche: abbiamo messo in campo la creatività delle insegnanti e anche una serie di colloqui con le famiglie, tutti online, anche legati a richieste specifiche di nuclei familiari che incontravano qualche difficoltà nell'organizzarsi. Abbiamo messo in campo una serie di strumenti e misure che non hanno lasciato da sole le famiglie. Queste ultime avevano esigenze diverse: qualcuno avrebbe voluto veder le insegnanti tutti i giorni, qualcun altro forse si sentiva fin troppo impegnato con tutte le sollecitazioni online. A funzionare meglio sono state le narrazioni e i kit con suggerimenti e strumenti per fare piccole attività in autonomia. Sempre tenendo conto che la fascia d'età 0-6 anni non può reggere più di 10-15 minuti davanti a uno schermo.

Le competenze digitali sono quelle che sono cresciute di più in questi mesi. Entreranno in modo stabile tra gli strumenti della comunità educante?

Spero che per questa fascia d'età non ci sia un ripensamento nella direzione del digitale. Le tecnologie mostrano i loro limiti rispetto alle esperienze a distanza. Allo stesso tempo l'apporto della tecnologia è assai utile per la documentazione e anche per la rielaborazione delle esperienze. Più che sul versante tecnologico, paradossalmente questa pandemia ci ha anche riorientato alle attività all'aperto, nella natura, in antitesi alla digitalizzazione nel chiuso delle case. Ha conquistato spazio il tema della pedagogia in natura, utilizzando materiali naturali e possibilità delle esperienze fra il dentro e il fuori, in maniera qualificata. In tal senso si sono sperimentate anche proposte e materiali nuovi, che fino all'anno scorso erano più collaterali. Ecco, una cosa che abbiamo imparato a fare meglio è forse sviluppare una consapevolezza maggiore rispetto alle potenzialità dell'apprendimento all'aperto.

Capofila del progetto

ACEG - Istituto Sacro Cuore
C.so M. Fanti, 89
41012 Carpi (Modena)
Tel: 059.688124
Mail: sacrocuorecarpi@tiscali.it
CF 81000250365

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