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Iole Savoja è la referente della Scuola dell’Infanzia Bruno Munari, Istituto Comprensivo Carpi 3. “La pandemia ci ha fatto riflettere su «situazioni» che prima davamo per scontato, che adesso non lo sono più", spiega.

Dottoressa Savoja, tornando indietro con la memoria a un anno fa, posso chiederle quali furono le prime reazioni del vostro istituto?

“La comunicazione, che ci è giunta inaspettata, se inizialmente ha creato un momento di smarrimento, ha poi, attraverso l’impegno e la volontà di tutto il personale che si è attivato in maniera efficace nel mantenere contatti significativi con i bambini e le famiglie mediante canali tecnologici, attenuato questo periodo di grande disagio.”

Come andarono in particolare i mesi da marzo a giugno dello scorso anno?

“La convinzione che tutto ciò sarebbe finito a breve ha fatto sì che noi e le famiglie vivessimo quel periodo come transitorio; abbiamo «ricercato» e intensificato  una relazione di ascolto e di  supporto. Per quanto riguarda  i bambini, con i frequenti contatti settimanali utilizzando  le piattaforme di Google e whatsApp abbiamo mantenuto viva la relazione empatica  creatasi nei primi mesi dell’anno scolastico.”

Come la presero i genitori? Riuscirono a riorganizzare la propria attività lavorativa e rimodulare la relazione con i propri figli piccoli?

“La reazione iniziale è stata quella di preoccupazione per la pandemia e per la mancanza del tempo scuola poiché ne riconoscono la validità. La maggioranza ha avuto difficoltà nel gestire i bimbi della nostra fascia di età e ha utilizzato aspettative o baby sitter.”

Come la presero i bambini?

“Inizialmente da parte del bambino c’è stato un momento di rilassamento, il poter stare con la propria mamma e/o  papà, ma poi con il tempo la mancanza degli amici, il non poter giocare insieme hanno determinato i primi malesseri. I genitori durante le video chiamate o durante gli incontri manifestavano le loro prime preoccupazioni lette attraverso le manifestazioni di comportamento riconoscibili a un disagio (frequenti risvegli notturni, mancato controllo sfinterico, scatti di rabbia improvvisi,  momenti di tristezza e malinconia etc.”

Che tipo di rapporto con famiglie e genitori siete riusciti a mantenere anche nei periodi di chiusura?

“Un rapporto di grande collaborazione di supporto e di scambio di riflessioni e suggerimenti nel far fronte alle problematiche che si presentavano. I genitori ci consideravano e ci considerano tuttora come un importante punto di riferimento per le nostre competenze da loro riconosciute e dalla fiducia costruita giorno per giorno.”

Infine oggi quali sono le cose che avete appreso con la pandemia, quali le nuove sfide e le novità che può mettere in campo la comunità educante?

“La pandemia ci ha fatto riflettere su «situazioni» che prima davamo per scontato, che adesso non lo sono più. L’instabilità nelle famiglie e l’incertezza del futuro (come la perdita del lavoro, di salute…), stanno creando in tutti noi un forte malessere e disagio. La tecnologia che pur ci supporta e ci aiuta  in questo momento particolare sta mettendo in evidenza tanti limiti uno su tutti la mancanza di relazione, di contatto, fondamentali per una crescita equilibrata tra bambino e bambini, tra adulto e bambini e fra adulti e adulti.  Auspichiamo di poter fare percorsi con esperti per supporto psicologico per le famiglie e personale insegnante, e laboratori mirati per il benessere del bambini.”

Capofila del progetto

ACEG - Istituto Sacro Cuore
C.so M. Fanti, 89
41012 Carpi (Modena)
Tel: 059.688124
Mail: sacrocuorecarpi@tiscali.it
CF 81000250365

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