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Oltre a essere sindaca del Comune di Campogalliano, Paola Guerzoni ha la delega alle Politiche Scolastiche ed Educative dell’Unione delle Terre d’Argine. Ha quindi vissuto da vicino, in veste di amministratrice, l’emergenza sanitaria e i suoi riflessi nel mondo dei nidi e delle scuole dell’Infanzia.

“A febbraio 2020”, esordisce, “nessuno al mondo aveva forse ancora capito le proporzioni di cosa ci aspettava. Ricordo che la prima chiusura fu piuttosto traumatica, ma si pensava fosse limitata nel tempo, che proseguisse al massimo per qualche settimana. Il primo sentimento è stato quello dell'attesa. Da amministratori il secondo pensiero è stato di natura economica: le famiglie stavano pagando per un servizio che si era interrotto. In tempi brevissimi abbiamo lavorato a istituire un esonero totale dal pagamento delle rette. La preoccupazione era legata al fatto che i bambini rimanevano a casa, pesando ulteriormente sul bilancio familiare. In molti casi i genitori sono dovuti ricorrere alle baby sitter, pertanto il pensiero era: almeno non facciamogli pagare il nostro servizio.

In effetti per molte famiglie quelle settimane di marzo e aprile hanno generato un discreto disorientamento…

Lo stesso sbandamento che abbiamo avvertito anche noi come amministratori. In più le scuole vennero chiuse subito, le fabbriche no. Ricordo bene che il tema prioritario, quello che assorbiva la maggior parte delle energie organizzative, era quello sanitario. Non si trovavano le mascherine, per fare un esempio. Rispetto alla fascia dei bambini 0-6 anni, non avevamo ancora elaborato il concetto di educazione a distanza. La priorità venne data al non perdere il legame con le famiglie. Quindi, se dovessi mettere in fila le prime fasi, partirei dal senso di smarrimento iniziale, legato all’inconsapevolezza di come si sarebbe sviluppata l'emergenza sanitaria, quindi subito dopo la preoccupazione per le spese delle famiglie e l’organizzazione di qualche servizio a distanza, tramite le educatrici.

Come ha reagito il perdonale educativo?

Ha mostrato grande disponibilità. Inizialmente è stato riconvertito in un prezioso servizio di monitoraggio telefonico di anziani e fragili sulle loro condizioni, oppure nella consegna di buoni spesa.

E rispetto all’uso della tecnologia?

Il nostro personale educativo già utilizzava la tecnologia per la documentazione: quindi non come didattica, ma soprattutto nella relazione con le famiglie. Con la chiusura l'educativa a distanza è diventata obbligata. Penso ancora che non sopperisca alla presenza fisica, ma tante famiglie hanno apprezzato la vicinanza da remoto del personale con cui avevano già relazioni. Quindi, fortuna che avevamo a disposizione la tecnologia. Venti anni fa un'epidemia del genere sarebbe stata peggiore.

E ora che siamo alla prese con una nuova chiusura delle scuole?

Sinceramente confidiamo di tornare a scuola subito dopo Pasqua. Ammetto che tra gli amministratori si avverte anche un minimo di disincanto, rispetto a questa pandemia persistente. Ma siamo fiduciosi.

Come andarono i centri estivi?

Abbiamo registrato un numero di iscritti superiore alle aspettative. Segno che le famiglie si sono fidate delle misure di sicurezza e prevenzione. Ci siamo presi qualche giorno in più rispetto al via libera del Governo, allo scopo di organizzarli molto bene. Il nostro personale ha offerto una disponibilità extra time, soprattutto per le prime settimane. I bambini sono stati felicissimi: certo divisi in “spazi-bolla”, ma ritrovando la compagnia di tanti coetanei. Certo, dal punto di vista economico, per l’ente pubblico, i centri estivi sono stati molto onerosi.

Quali insegnamenti positivi può portare un anno così?

Credo che i bambini siano molto più adattabile in certe circostanze rispetto agli adulti. Le ripercussioni sul loro vissuto dipendono in massima parte da come gli adulti intorno a loro gli fanno vivere le cose. Se un bambino ha accanto un adulto resiliente e positivo, allora tutto è un’avventura; se invece vive in una comunità in cui tutti si lamentano di quello che hanno perso, con rigidità, senza pensare a nuove prospettive, ecco che il bambino subisce questo clima. Pensando alla fascia 0-6 anni, mi sembra di aver avvertito una reciproca fiducia con i genitori e le famiglie. Si sono fidati degli amministratori. Le reti familiari e di comunità hanno tenuto.

Capofila del progetto

ACEG - Istituto Sacro Cuore
C.so M. Fanti, 89
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Tel: 059.688124
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